sabato 14 marzo 2009

“…It's a Fucking Deathwish”: Il Meglio dell’Emo (Parte 2/3)


Sarebbe snob denigrare l’intero mainstream emo, anche perché ha generato alcuni dischi che ne trascendono i limiti. Eccone alcuni tra i miei preferiti (tutti, ribadisco, opera di gruppi più o meno mainstream – ci saranno altre occasioni per parlare di band più oscure):

#3: Panic! at the Disco: “A Fever You Can’t Sweat” (2006). Probabilmente l’unica band emo con senso dell’umorismo. Malgrado siano abitualmente massacrati dalla critica, ho un debole per questo loro disco eccessivo in tutto, dalle melodie baroccheggianti ai testi politicamente scorretti. “A Fever” è tanto orecchiabile che lo raccomanderei pure ad una nonna con l’Amplifon. I Panic si meritano pure una menzione per il miglior video emo di sempre – questo eviterei però di mostrarlo alla nonna.

#2: My Chemical Romance: “Three Cheers for Sweet Revenge” (2004). Il Kill Bill dell’emo, un concept album creato intorno alla figura di un killer che, tra stragi e occultamenti di cadavere, trova anche il tempo per dedicarsi ai travagli dell’amore. Chitarre punkeggianti, cori tanto melodici da risultare spesso melliflui, testi provocatoriamente surreali. “I never Told You What I Do for a Living” rappresenta un picco che i MCR non hanno ancora eguagliato.

#1: AFI: “Sing the Sorrow” (2002). Ai tempi della pubblicazione di “Sing the Sorrow”, gli AFI bazzicavano la scena punk-rock del Nord California già da una dozzina d’anni, senza suscitare grandi clamori. Aiutati dalla produzione levigata di Butch Vigg (Nirvana, Garbage), gli AFI misero assieme il disco della vita. In “Sing the Sorrow” si accumulano power ballad ed accelerazioni punk di qualità impressionante, tutte avvolte da una atmosfera cupa che echeggia la tradizione dark e goth inglese anni 80. “Sing the Sorrow” è il disco che il ragazzino depresso ascolta nella solitudine della sua cameretta, leggendone i testi a lume di candela: gli stilemi emo più sinistri nascono da qui, da musica che invita all’insofferenza per i compromessi del mondo adulto e da parole che rendono seducente l’abbandono di ogni speranza. Ma quando le passioni attorno all’emo si saranno sedate, “Sing the Sorrow” rimarrà comunque tra i migliori dischi rock del decennio.

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