Molti gruppi mainstream emo – trovandosi più a loro agio con l’eyeliner che con la chitarra – producono musica di modesta qualità. La mia lista di band da evitare:
#3: Fall Out Boy. Tra le band più sopravvalutate degli ultimi anni. Ogni album che pubblicano viene puntualmente proclamato come il migliore della loro carriera: chi li ha seguiti, ha potuto dunque assistere ad una sequenza di dischi che da inascoltabili sono gradualmente diventati mediocri. Il merito del loro successo commerciale è soprattutto del bassista Pete Wentz, forse la figura che più ha contribuito all’evoluzione dell’emo da movimento indi a fenomeno mainstrem. Lavorando come talent scout per l’etichetta discografica Fueled by Ramen, Wentz ha costruito negli anni un ecosistema di gruppi affini, che si promuovono a vicenda sfruttando le rispettive comunità di fan. Il personaggio si è parzialmente redento dalla propria mediocrità introducendo i Panic! at the Disco al grande pubblico.
#2: 30 Seconds to Mars. “Requiem for a Dream” è tra i miei film preferiti di sempre. Perché il protagonista Jared Letho continui a trascurare le proprie (notevoli) capacità d’attore per coltivare il proprio (scarso) talento musicale, rimane un mistero che non riesco a spiegarmi. Come frontman dei 30 Second to Mars, Letho da voce a canzoni totalmente derivative, che si dissolverebbero nell’oblio immediato – se non fossero promosse da una comunità di fan, the Echelon, integralista perfino per gli standard emo.
#1: Band emo italiane. L’Italia vanta una gloriosa tradizione di cloni nazionali costruiti a tavolino per cavalcare fenomeni musicali esteri, a partire dai Ricchi & Poveri (gli ABBA di Genova) fino a Giusy Ferreri (la Amy Winehouse dalla Trinacria). Non poteva dunque mancare una scena emo italiana. Ma band come i Lost e i dARI, invece di ispirarsi ai modelli originali, arrivano ad imitare gruppi tedeschi (Tokyo Hotel) che a loro volta emulano gruppi emo americani. Come nel gioco del telefono, dopo troppi passaggi si perde il senso del messaggio. Nel caso delle band emo italiane si è perso anche il senso del ridicolo.
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